Perché dotarsi della certificazione halal?

Il concetto di halal”, che letteralmente significa “lecito, permesso”, è un concetto molto ampio che permea ogni aspetto della vita di un musulmano, dall’alimentazione all’abbigliamento fino alla cura del corpo, ai viaggi, al linguaggio e al comportamento, e che traccia le linee guida da seguire per vivere in conformità ai principi dell’Islam. A questo, si contrappone il concetto di “haram” che, al contrario, indica tutto ciò che è illecito o proibito.

Si tratta, dunque, di un sistema di regole che va molto al di là delle semplici prescrizioni in materia di cibo che ormai quasi tutti conosciamo, come ad esempio il divieto di consumare carne di maiale o alcool, ma va ad abbracciare una moltitudine di aspetti che influenzano profondamente tutte le scelte di acquisto dei consumatori musulmani nel mondo, e non solo in relazione ai prodotti, ma anche ai servizi, come quelli finanziari, assicurativi e turistici. 

Le imprese che si rivolgono ai mercati esteri, ed in particolare quelle orientate verso i paesi a maggioranza musulmana, non possono dunque ignorare questo complesso di norme e non possono non adattare i propri prodotti e/o servizi affinché questi vi siano conformi. Tanto più che sia il numero di musulmani che il giro d’affari della cosiddetta “halal economy” sono in costante aumento: il Pew Research Centre stima che oggi i musulmani nel mondo siano oltre 2 miliardi, ma nel 2060 saranno quasi 3, e secondo lo State of the Global Islamic Economy Report 2023 nel 2022 sono stati spesi 2.290 miliardi di dollari per l’acquisto di prodotti e servizi aderenti ai dettami dell’Islam, con un incremento dell’9,5% rispetto all’anno precedente.

È un mercato enorme, dalle grandissime potenzialità, che oggi comprende, oltretutto, anche moltissimi consumatori non musulmani.


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Il concetto di halal”, che letteralmente significa “lecito, permesso”, è un concetto molto ampio che permea ogni aspetto della vita di un musulmano, dall’alimentazione all’abbigliamento fino alla cura del corpo, ai viaggi, al linguaggio e al comportamento, e che traccia le linee guida da seguire per vivere in conformità ai principi dell’Islam. A questo, si contrappone il concetto di “haram” che, al contrario, indica tutto ciò che è illecito o proibito.

Si tratta, dunque, di un sistema di regole che va molto al di là delle semplici prescrizioni in materia di cibo che ormai quasi tutti conosciamo, come ad esempio il divieto di consumare carne di maiale o alcool, ma va ad abbracciare una moltitudine di aspetti che influenzano profondamente tutte le scelte di acquisto dei consumatori musulmani nel mondo, e non solo in relazione ai prodotti, ma anche ai servizi, come quelli finanziari, assicurativi e turistici. 

Le imprese che si rivolgono ai mercati esteri, ed in particolare quelle orientate verso i paesi a maggioranza musulmana, non possono dunque ignorare questo complesso di norme e non possono non adattare i propri prodotti e/o servizi affinché questi vi siano conformi. Tanto più che sia il numero di musulmani che il giro d’affari della cosiddetta “halal economy” sono in costante aumento: il Pew Research Centre stima che oggi i musulmani nel mondo siano oltre 2 miliardi, ma nel 2060 saranno quasi 3, e secondo lo State of the Global Islamic Economy Report 2023 nel 2022 sono stati spesi 2.290 miliardi di dollari per l’acquisto di prodotti e servizi aderenti ai dettami dell’Islam, con un incremento dell’9,5% rispetto all’anno precedente.

È un mercato enorme, dalle grandissime potenzialità, che oggi comprende, oltretutto, anche moltissimi consumatori non musulmani. Secondo un recente sondaggio condotto da Halal Focus nel 2022, il 60% dei consumatori non musulmani ha affermato di apprezzare i prodotti halal perché percepiti come più sicuri, igienici, affidabili, oltre che più etici e sostenibili. Le norme halal, infatti, sono molto rigorose e impongono requisiti molto stringenti in materia di sicurezza alimentare, salute e benessere animale; inoltre, riguardano anche tutti gli aspetti della produzione, della lavorazione e della distribuzione dei prodotti e dei servizi e sono etichettati in modo chiaro e trasparente, cosa che consente ai consumatori di conoscere gli ingredienti e le materie prime utilizzate, di fare scelte consapevoli e aumentare di conseguenza la fiducia nel brand.

Ma come si fa a dimostrare che i propri prodotti o servizi siano effettivamente conformi ai dettami religiosi dell’Islam? Attraverso la certificazione halal.

La certificazione Halal è un’attestazione di liceità che si applica a tutte le aziende interessate a dimostrare che i propri prodotti sono realizzati con ingredienti e con modalità di produzione conformi alle norme etiche e ai principi della dottrina islamica. L’azienda ha quindi la possibilità di garantire ai propri consumatori che i prodotti e gli ingredienti utilizzati hanno seguito delle procedure e dei trattamenti genuini nel rispetto di standard qualitativi halal in tutte le fasi del processo di produzione, senza subire alcuna contaminazione.

Si tratta infatti  di una certificazione di qualità, di filiera e di prodotto, che comprende tutti i sistemi di controllo della qualità, l’approvvigionamento delle materie prime, i processi di trasformazione, la logistica interna, lo stoccaggio, il trasporto fino alla destinazione finale, la somministrazione e la vendita.

La certificazione Halal è applicabile a diversi settori di produzione: da quello dei prodotti agroalimentari, a quello dei prodotti chimici e farmaceutici, cosmetici, ai prodotti per la cura del corpo e della salute, compresi processi industriali e di trasformazione e la certificazione del packaging, il settore finanziario e assicurativo, quello turistico e ricettivo e quello ricreativo.

Nella maggior parte dei casi si tratta di una certificazione volontaria di cui un sempre maggior numero di imprese si sta dotando per assicurarsi un maggiore vantaggio competitivo: secondo un rapporto di Thomson Reuters, il numero di aziende certificate halal è cresciuto da 25.000 nel 2010 a 150.000 nel 2020, e questo aumento è dovuto soprattutto, appunto, alla crescente consapevolezza delle opportunità offerte dal mercato halal, oltre che, in misura minore, all'aumento della concorrenza tra le imprese. In alcuni casi, invece, tale tipo di certificazione è obbligatoria nel caso in cui si esporti in paesi in cui la vendita è preclusa a prodotti non certificati in base ai requisiti stabiliti dagli organismi preposti, presso i quali è necessario che l'ente certificatore sia accreditato.

La certificazione viene rilasciata da un ente certificatore halal accreditato che eseguirà un audit dell'impresa per verificare la conformità dei suoi prodotti e servizi ai principi islamici della Shari'ah. L'audit dell'ente certificatore può includere l’ispezione delle strutture e delle attrezzature dell'impresa, l’analisi dei documenti e dei processi dell'impresa e la somministrazione di interviste ai dipendenti. Il processo di certificazione halal, comunque, può variare a seconda del paese e del settore in cui l'impresa opera.

La certificazione halal è generalmente valida per un periodo di tempo limitato, dopodiché l'impresa dovrà sottoporsi a un nuovo audit per rinnovarla.

Il costo della certificazione Halal varia in base alla dimensione dell'impresa e alla complessità dei prodotti o servizi da certificare.

Ad oggi non esiste ancora un unico standard di riferimento né un unico ente di certificazione halal perché nell’Islam non esiste un’ortodossia: l’interpretazione delle fonti giuridico-religiose è competenza di diverse scuole giuridiche, non sempre concordi né sui parametri dell’halal né sulla necessità di acquistare solo beni e servizi certificati. Le normative a cui i vari enti di certificazione fanno riferimento sono diversificate e non tutte sono accettate dai consumatori o dalle dogane di tutti i paesi musulmani. Inoltre, esiste una sostanziale limitazione, e in alcuni casi proprio assenza, di riconoscimenti reciproci tra enti o tra paesi.

Per poter scegliere l’ente di certificazione più adatto alle proprie esigenze, dunque, è bene considerare questi criteri:

  • scegliere i prodotti da certificare in base al paese di destinazione (o almeno all’area geografica), privilegiando enti che possano vantare una specifica esperienza nel territorio di riferimento, anche in relazione alla vigente scuola di diritto islamico;
  • tenere conto di accordi di partnership con associazioni di categoria:
  • considerare anche le indicazioni provenienti dalle Camere di Commercio italiane presenti nei paesi di destinazione.

Ottenere la certificazione halal, dunque, potrebbe apparire laborioso e dispendioso, ma in realtà può rappresentare un'opportunità importante per le imprese che vogliono accedere ai mercati dei paesi musulmani, e non solo, per incrementare le proprie vendite e migliorare la propria reputazione rafforzando la fiducia dei consumatori.

 

 

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