Supply Chain Sostenibile

La gestione sostenibile della catena di fornitura: responsabilità e opportunità per le imprese

La catena di fornitura (supply chain) rappresenta l'insieme interconnesso e interdipendente di fornitori, partner, collaboratori e prestatori di servizi impegnati nella produzione di un output alla clientela, dalla fase di produzione alla vendita, attraverso la rete di distribuzione . In tale ambito, in virtù della rilevanza del posizionamento aziendale, le imprese devono adottare sistemi di gestione che permettano un controllo efficiente della catena di fornitura e promuovano la collaborazione con la filiera per stimolare l’efficacia dei processi di produzione, fornitura e distribuzione, l’integrazione di nuove tecnologie e l’efficienza dei processi, abbreviando i tempi e riducendo i costi dei prodotti/servizi, con il fine di migliorare i livelli di qualità e garantire una distintività attraverso il valore aggiunto rispetto ai propri competitor.

Oggi di parla di “sustainable supply chain”, riferendosi ad un sistema di gestione delle risorse e dei processi che miri a ridurre l'impatto ambientale, sociale ed economico lungo l'intera catena di approvvigionamento di un'azienda e ad “nuova disciplina” che fondi la propria strategia su obiettivi di sostenibilità, tra cui l'uso responsabile delle risorse, la mitigazione delle emissioni di gas serra, la promozione dei diritti dei lavoratori e la gestione etica delle forniture, con lo scopo di armonizzare l’efficienza operativa con la responsabilità sociale d’impresa.

Vuoi saperne di più? Cosa potrai approfondire da questo articolo:

  • Sustainable supply chain
  • Driver normativi
  • Driver di mercato
  • GHG Protocol
  • Emissioni di Scope 3
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 La gestione sostenibile della catena di fornitura: responsabilità e opportunità per le imprese

La catena di fornitura (supply chain) rappresenta l'insieme interconnesso e interdipendente di fornitori, partner, collaboratori e prestatori di servizi impegnati nella produzione di un output alla clientela, dalla fase di produzione alla vendita, attraverso la rete di distribuzione . In tale ambito, in virtù della rilevanza del posizionamento aziendale, le imprese devono adottare sistemi di gestione che permettano un controllo efficiente della catena di fornitura e promuovano la collaborazione con la filiera per stimolare l’efficacia dei processi di produzione, fornitura e distribuzione, l’integrazione di nuove tecnologie e l’efficienza dei processi, abbreviando i tempi e riducendo i costi dei prodotti/servizi, con il fine di migliorare i livelli di qualità e garantire una distintività attraverso il valore aggiunto rispetto ai propri competitor.
Il tema dell'approvvigionamento si estende come fattore geopolitico, sociale, economico ed ambientale a livello mondiale, da quando la globalizzazione dei mercati ha permesso alle imprese di approvvigionarsi e di esternalizzare la produzione presso fornitori localizzati in Paesi in via di sviluppo ed economie emergenti. Tali dinamiche creano opportunità di crescita socioeconomica, ma devono essere perseguite promuovendo pratiche socialmente responsabili per evitare rischi operativi e reputazionali. Più in generale, l'eccessivo sfruttamento delle risorse e delle materie prime, insieme all’aumento della popolazione mondiale, ha sollevato la questione di quale sia un modello di sviluppo compatibile con la salvaguardia dell'ecosistema sotto il profilo ESG; la ricerca di approcci sostenibili alla produzione e al consumo coinvolgendo l'intero sistema economico, le imprese e il comparto produttivo richiede, dunque, una riconsiderazione del business in chiave sostenibile e stimola gli enti regolatori internazionali ed europei a creare nuove basi normative comuni con un focus particolare sul tema della supply chain. È anche in virtù di questa nuova tendenza che si è iniziato, progressivamente, a parlare di “sustainable supply chain”, riferendosi ad un sistema di gestione delle risorse e dei processi che miri a ridurre l'impatto ambientale, sociale ed economico lungo l'intera catena di approvvigionamento di un'azienda e ad “nuova disciplina” che fondi la propria strategia su obiettivi di sostenibilità, tra cui l'uso responsabile delle risorse, la mitigazione delle emissioni di gas serra, la promozione dei diritti dei lavoratori e la gestione etica delle forniture, con lo scopo di armonizzare l’efficienza operativa con la responsabilità sociale d’impresa.

I driver normativi: norme, regolamenti e linee guida

A livello internazionale gli impegni sopra introdotti sono stati recepiti dal UN Global Compact e all’interno dell’Agenda 2030 in virtù del contributo delle aziende alla creazione di valore condiviso e allo sviluppo sostenibile, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. In particolare, lo UN Global Compact ha sviluppato un framework dedicato alle imprese per implementare un approccio sostenibile nella gestione delle catene di approvvigionamento, considerate come un settore cruciale per perseguire obiettivi tangibili in termini di sostenibilità.

Tale framework si muove su tre principi fondamentali essenziali in ogni fase del modello per garantire il successo nella gestione sostenibile della supply chain: la governance, la trasparenza e il coinvolgimento. Inoltre, la catena di approvvigionamento, grazie alla sua natura trasversale, costituisce il contesto in cui le aziende possono influire in modo significativo sull'avanzamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG).  

In particolare, l’Obiettivo 8 Lavoro dignitoso e crescita economica” e l’Obiettivo 12 Produzione e consumo responsabili” impongono alle aziende di valutare attentamente il modo in cui gestiscono le loro catene di fornitura, garantendo il rispetto dei diritti umani, le condizioni lavorative e integrando modelli di produzione che tengano conto della  salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità, evidenziando il ruolo fondamentale delle imprese nell'indirizzare i modelli di consumo verso la consapevolezza e la sostenibilità.

Sul piano della regolamentazione UE, invece, sebbene larga parte delle normative europee si rivolga direttamente solo alle grandi imprese, è importante notare che tali obblighi hanno impatti sull'intera catena di approvvigionamento. Di conseguenza, le realtà più contenute, agendo in qualità sia di clienti che di fornitori, devono rispettare i parametri ESG definiti a monte per adeguarsi ai requisiti sempre più rigorosi, anche se non      direttamente soggette a tali normative.

Le piccole e medie imprese (PMI) quotate e non, insieme alle Microimprese, dovranno progressivamente integrare un approccio sempre più orientato alla sinergia tra gli strumenti di sostenibilità, dalla divulgazione di dati sulla sostenibilità (ndr. “reporting”), ai processi di due diligence, dall’auditing dei fornitori alle certificazioni dei propri prodotti e servizi, fino alla rendicontazione delle proprie emissioni di gas serra, rispondendo in modo mirato alle richieste del mercato per mantenere la propria competitività e rispondere alla crescente richiesta di azioni concrete e di condivisione di informazioni sulla propria gestione dei temi ESG.

Con l'avvento della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la futura introduzione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDd), diventa imperativo per le imprese intraprendere un percorso di implementazione di modelli di Corporate Sustainability e una strutturazione di una governance e di processi di monitoraggio delle proprie attività lungo la catena del valore. La CSDDd, proposta dalla Commissione EU nel febbraio 2022 e adottata dal Parlamento EU il 1° giugno 2023, è il primo strumento normativo dell'UE a definire un largo impianto di obblighi di due diligence per le imprese volto a ridurre gli impatti negativi su diritti umani e ambiente.

Sebbene l'ambito di applicazione soggettivo della CSDDd non sia stato ancora definito nel dettaglio e non siano ancora chiare le sovrapposizioni con la CSRD, entrambe si applicano lungo la catena del valore delle imprese europee a livello globale. La CSDDd emerge come un game-changer nell'operatività aziendale in ambito Acquisti, integrandosi con altre iniziative normative nel contesto del Green Deal europeo, come nel caso del Regolamento UE sulla Tassonomia.

La Direttiva estende la portata delle attività di due diligence degli investitori europei non solo alle aziende direttamente interessate, ma anche ai loro fornitori e clienti, implicando la rendicontazione dettagliata sulle politiche e azioni di sostenibilità, inclusi gli impatti mitigati attraverso misure di due diligence. L'integrazione di criteri ESG nelle decisioni di investimento promuove un'attenzione crescente alla sostenibilità ambientale e sociale, dirigendo i flussi di capitale verso una transizione corretta. La Direttiva, inoltre, influenzerà direttamente e indirettamente le aziende attraverso una governance dedicata e l'azione esercitata sugli investitori istituzionali, come fondi pensione e compagnie assicurative che con il loro potere di voto nelle assemblee degli azionisti, possono esercitare notevole influenza sulle pratiche sostenibili delle imprese in cui investono, rendendoli un elemento chiave per il successo della CSDDd.

I driver di mercato: tematiche chiave per una catena di fornitura sostenibile

Sul mercato, istituzioni, consumatori e stakeholder interessati richiedono che le imprese dimostrino un’attenzione particolare alla sostenibilità della propria catena di fornitura al di là della compliance normativa in virtù del driver imprescindibile che questa costituisce per il successo aziendale.

Oltre alle linee guida normative di derivazione internazionale ed europea, ad influenzare l’agenda delle priorità aziendali di un’impresa in Europa concorrono una serie di driver di mercato. Si tratta di elementi chiave, dinamiche e tendenze alle quali le imprese sono chiamate a reagire in quanto intrinsecamente legate con le modalità in cui una catena di approvvigionamento aziendale diventa più sostenibile e risponde positivamente alle aspettative di mercato.

L'indispensabile tracciabilità delle informazioni e dei dati concernenti gli impatti ESG dei fornitori costituisce un pilastro fondamentale nell'attuale contesto aziendale improntato alla sostenibilità ed una delle conseguenze più rilevanti del contesto normativo. Operativamente, la raccolta di dati esaustivi e affidabili è cruciale per la valutazione e la mitigazione dei rischi associati a pratiche non sostenibili, sostenendo il perseguimento degli obiettivi aziendali ESG, e si traduce nella necessità di raccogliere e documentare con precisione e fonti affidabili informazioni trasparenti dai fornitori.

Da un'ottica strategica, la tracciabilità non solo garantisce la conformità normativa, ma altresì una dimostrazione tangibile dell'impegno dell'azienda nei confronti della sostenibilità. Tutto ciò comporta inoltre un rafforzamento della reputazione dell'impresae un consolidamento della fiducia degli stakeholder, offrendo un vantaggio competitivo nell'ambito di un mercato sempre più orientato a valori etici ed ecologici. È cruciale sottolineare come questo parametro, insieme alla qualità del prodotto, interagisca sinergicamente per delineare un terzo elemento di fondamentale importanza: il potere contrattuale. La forza negoziale di un'azienda nella catena di fornitura è direttamente proporzionale ai livelli di tracciabilità e qualità che è in grado di garantire.

Il ruolo cruciale delle PMI e microimprese nella transizione verde

Il ruolo cruciale delle PMI e microimprese nella transizione verde è evidenziato nel contributo offerto alle catene di approvvigionamento. La revisione dei modelli di acquisto promuove non solo l'efficienza economica, ma contribuisce anche a soddisfare le richieste di sostenibilità del mercato, creando un circolo virtuoso con i regolatori e concentrando sforzi comuni sulla gestione responsabile dei processi produttivi.

La gestione della supply chain racchiude una complessità intrinseca: da un lato, nell'ambito della conformità normativa e nella configurazione di una governance dedicata, richiedendo un approccio prontamente adattativo e una notevole ricettività nella comprensione e nell'attuazione delle prescrizioni normative vigenti, dall’altro la necessità di prontezza strategica e operativa nel discernere i fattori trainanti del mercato e nell'affrontare con successo le richieste crescenti standard di tracciabilità e qualità, sia come fornitori che come clienti. Quanto più elevati sono questi standard, tanto maggiore sarà il controllo e l'influenza che un'azienda potrà esercitare sulla sua catena di approvvigionamento. Ciò apre la strada, come affrontato nel presente Modulo, a un coinvolgimento attivo nella definizione degli standard di sostenibilità all'interno della catena di fornitura: le PMI possono non solo rispondere efficacemente alle richieste del mercato, ma farlo anche in modo dedicato, personalizzato, alimentando una evoluzione in cui la sostenibilità diventa un motore trainante dell'operatività aziendale. La consapevolezza di questa dinamica migliora la reputazione aziendale e accresce la resilienza e la competitività a lungo termine. Un operatore consapevole è così in grado di conoscere, mappare, monitorare e valutare gli impatti della propria catena di valore, riconoscendo i propri driver e seguendo, a seconda della tipologia dimensionale e settoriale dell’azienda, linee guida operative come questo Modulo riporta nella Sezione 2.

Per approfondimenti specifici su due delle tematiche più rilevanti in ambito supply chain, si consultino, infine, i due box di “focus on” riportati di seguito.

FOCUS ON: Breve guida alle emissioni di Scope 3

Il GHG Protocol categorizza le fonti di emissioni di carbonio delle imprese in tre classi ("Scope"):      

  • Le emissioni dirette causate da gas a effetto serra all'interno dell'organizzazione, come impianti di combustione, riscaldamento o condizionamento, sono definite Scope 1.
  • Le emissioni indirette, derivanti dalla generazione di energia elettrica e vapore acquistata e consumata dall'organizzazione, sono classificate come Scope 2
Lo “Scope 3” comprende tutte le altre emissioni indirette legate alla catena del valore, sia a monte che a valle dell'azienda e coinvolgono inevitabilmente alla catena di approvvigionamento di un’azienda.

 

Le emissioni di Scope 3 spesso rappresentano l'impatto maggiore in termini di gas a effetto serra per le aziende. Tuttavia, la complessità delle azioni e delle pratiche di contabilizzazione e l'interazione con attori esterni, come le catene di approvvigionamento, rendono la riduzione delle emissioni una sfida significativa per le imprese e implicano una collaborazione con clienti, fornitori e gruppi industriali. Affrontare le sfide legate alla gestione sostenibile delle catene di fornitura comporta diversi ostacoli, tra cui:

  • coinvolgimento dei fornitori, soprattutto considerando la diversità delle catene di fornitura che spesso si estendono a Paesi lontani con normative nazionali differenti da quelle europee;
  • dipendenza da dati secondari, spesso basata su calcoli medi approssimati, che possono a volte essere considerati poco comparabili e non certificati. Garantire dati primari, preferibilmente certificati, diventa dunque essenziale per una maggiore robustezza e trasparenza nella comunicazione verso gli investitori e nel reporting aziendale di sostenibilità;
  • trasparenza e comparabilità dei dati. Garantire la trasparenza di dati e parametri condivisi è necessario per consentire un confronto univoco tra fornitori durante la fase di selezione e/o qualificazione;
  • formazione dei fornitori sulla decarbonizzazione e sulle modalità di riduzione delle emissioni è fondamentale, poiché il raggiungimento degli obiettivi aziendali di Scope 3 e di Net-Zero dipende anche dal loro coinvolgimento e consapevolezza.

Tra le principali opportunità legate alla gestione sostenibile delle catene di fornitura:

  • strategia climatica integrata: la possibilità di creare e implementare una strategia climatica aziendale integrata che attraversi tutte le aree di impatto dell'organizzazione, dimostrando coerenza e contribuendo agli obiettivi globali e alle ambizioni climatiche;
  • adozione di standard comunitari: l'adattamento a indirizzi standardizzati e comunitari, come quelli proposti dalla Tassonomia Europea, con un'attenzione specifica al tema dell'adattamento, oltre che alla mitigazione;
  • attrazione di risorse economiche e investitori sostenibili: la possibilità di attrarre risorse economiche e investitori sempre più attenti alle strategie e politiche aziendali orientate alla decarbonizzazione e al raggiungimento di obiettivi Net-Zero;
  • omogeneità e comparabilità delle informazioni l’utilizzo di informazioni e metriche condivise permette di facilitare la comparazione dei fornitori e diventa possibile solo mediante la sensibilizzazione della catena di fornitura alla pratica della rendicontazione.    

FOCUS ON: Breve guida alla due diligence sul rispetto dei Diritti Umani

In un mondo sempre più connesso attraverso intricate reti di approvvigionamento interdipendenti, le problematiche riguardanti l’etica, i diritti umani e la sostenibilità assumono un ruolo di crescente rilevanza.

Il rispetto dei diritti umani, compresi quelli all'istruzione, a un ambiente salubre e alla salute, costituisce il fondamento essenziale per perseguire uno sviluppo sostenibile che vada oltre il mero rispetto delle norme vigenti. Argomenti connessi, come la promozione di pratiche lavorative eque, il rispetto delle diversità e l'eliminazione della discriminazione, stanno ottenendo crescente importanza a livello europeo e globale.

Gli standard internazionali svolgono un ruolo cruciale nell'instaurare un più elevato e uniforme livello di protezione dei diritti umani. Sebbene le imprese riconoscano la responsabilità di limitare e prevenire gli impatti negativi delle proprie attività sui diritti umani e sulla società, è necessario un impegno costante per implementare la due diligence sui diritti umani nei processi decisionali e di gestione del rischio. Mentre in passato i riferimenti normativi erano rappresentati dai Principi Orientativi dell'ONU su Imprese e Diritti Umani e dalle Linee Guida dell'OCSE per le imprese multinazionali, di natura volontaria (soft law), negli ultimi anni sono emerse specifiche disposizioni legislative che impongono degli obblighi in capo alle imprese. L’OCSE ha inoltre redatto delle Linee Guida per la due diligence nelle catene di approvvigionamento responsabili di minerali provenienti da aree ad alto rischio e colpite da conflitti.

In questo contesto articolato, la CSDDd si pone come strumento di raccordo e indirizzo operativo e prevede l'obbligo per le imprese di individuare i rischi, evitare, far cessare o attenuare gli effetti negativi delle loro attività sui diritti umani (come il lavoro minorile e lo sfruttamento dei lavoratori) e sull'ambiente (come l'inquinamento e la perdita di biodiversità). Le piccole e medie imprese (PMI), incluse le microimprese nonostante siano escluse dagli obblighi diretti della Direttiva, ne saranno investite in virtù delle relazioni di business e di fornitura con le imprese soggette alla Direttiva.

 

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